Fare parte dell'èlite

Tratto dal libro FORSE SPECIALI

QUESTE SIAMO NOI “FORZE SPECIALI”

Indubbiamente atleti con una volontà d'acciaio. Appassionati di bellezza e cultura fisica. Se non hai un corpo potente, ti spezzerai o ti arrenderai rapidamente.

Scegliamo di fare quello che facciamo perché ci piace. Ci piace la sfida, il rischio, la guerra (anche se fa male), ci piace sentirci superiori al soldato medio che non sarebbe in grado di fare quello che facciamo. Siamo maschi Alpha e tutto il resto è Beta. Preghiamo per combattere. Sogniamo di farlo per la pace e perché abbiamo molto testosterone. Siamo nati per essere Guerrieri.

Intelligenza e sensibilità sopra la media, grande senso dell'onore e attitudine all'obbedienza. Diffidenti dei perdenti e ammirati di fronte all'eccellenza, qualsiasi essa sia. Pettegoli e critici tra noi: in una competizione senza fine è facile essere un “gruppo di fazioni”, ma diventiamo un corpo unico quando serve. Non lupi, ma grandi leoni.

Anche tra noi non mancano i “leccaculo”, la devianza di un addestramento improprio che genera individui fragili. Ma il branco va all'assalto e ci va davvero, guardando avanti con le armi puntate.

Quando uno di noi viene ferito, non piange. Piuttosto, trova il modo di riderci sopra. Noi siamo i Raiders, scritti con la R maiuscola, pieni di difetti, emozionati, pronti a dichiararci eroi, magari ubriachi, solo per passare una serata, spesso sgradevole, pronti a FARE COSE CHE NESSUN ALTRO FA!

In queste parole che ho usato per descrivere un incursore dell’Esercito, c’è tutto il necessario per spiegare quello che siamo. Frutto di innumerevoli sacrifici e di privazioni, si inizia molto presto, quando l’energia e il testosterone sono al massimo.

Ricordo il primo giorno in cui l’allora Comandante di Reggimento Colonnello Brandonisio ci accolse e ci disse testuali parole:

"Siate pronti a fare cose che nessuno fa. Non per soldi ma per il reparto. Qui bisogna imparare a soffrire e a reagire in fretta. In cambio riceverete una gloria tutta vostra e sarete parte della punta della lancia."

Mai parole furono più vere.

Iniziò tutto quello che non si può spiegare in quattro righe. Diventare Incursore è qualcosa di scritto nel DNA di chi arriva alla fine del viaggio.

Il giorno delle selezioni eravamo in 42 a competere per il corso e prima ancora di iniziare gli istruttori avevano studiato in modo accurato ognuno di noi. Avevano già stilato una classifica. Si, avevano già predetto chi si e chi no. Non per simpatia sia chiaro, nemmeno per la prestanza fisica, perché il corpo si allena e si condiziona. Loro avevano guardato la luce nei nostri occhi e capito chi sarebbe arrivato a fine corso dopo tre lunghissimi anni.

Iniziammo l’80 B, il corso per guastatori/sabotatori paracadutisti, eravamo poco più di venti affiatati e affamati del brevetto che ci aspettava. La sofferenza e le privazioni ci accompagnavano ad ogni addestramento e ad ogni test di sbarramento al rientro dopo giorni e giorni nei boschi.

Quando avevamo un attimo di tregua eravamo a testa bassa sui libri a studiare o a bere birra in qualche locale sul mare.

Bene questa è l’essenza e lo spirito di un uomo che condiziona la sua vita solo per uno scopo: FARE PARTE DEI MIGLIORI.

Alla fine di tutto sul piazzale della caserma Vannucci c’era tutto il 9 Reggimento D’assalto “Col Moschin”. Erano tutti schierati e pronti per assistere alla cerimonia della consegna dei nostri brevetti.

Eravamo rimasti in cinque. Si dai quarantadue aspiranti, solo in cinque eravamo stati in grado di resistere e di proseguire. Da quel momento eravamo passati da ALLIEVO INCURSORE ad INCURSORE ALLIEVO.

Un Incursore non smette mai di imparare e soprattutto di insegnare.

Inc. Claudio SPINELLI

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